Usciti dal
parco Etosha pernottiamo nella vicina città di Outjo, presso la Farmhouse, una
guesthouse con un ottimo ristorante al piano terra. La mattina successiva
partiamo molto presto verso nord e a mezzogiorno siamo Opuwo, una piccola
cittadina che può essere definita una località da “ultima frontiera”. Siamo
nella zona del Kaokoland, la più isolata della Namibia, dove vivono gli Himba,
un gruppo etnico di pastori nomadi di circa 12.000 persone.
Lontana da
ogni interferenza occidentale, e non “globalizzata”, la popolazione Himba vive
ancora in modo tradizionale. I villaggi, di tipico stile africano, sono
costituiti da agglomerati di semplici capanne di rami e paglia di forma conica
e cementate con fango e sterco. Le donne, che nutrono un particolare culto
della bellezza del corpo, ricordano per lineamenti ed usanze le popolazioni nilotiche,
come i Maasai in Kenya o le popolazioni della valle dell’Omo in Etiopia. Il
corpo nudo è ricoperto solo da un perizoma di pelle, o da un piccolo
gonnellino, e spalmato di argilla rossa impastata con grasso animale, ocra ed
erbe, e ornato con semplici oggetti di ferro: osso, cuoio, e conchiglie.
Già in giro
per la città ci sono tantissime donne Himba e donne Herero. Quest’ultime, quasi
all’opposto delle altre, si vestono con vistosi vestiti lunghi e colorati dell’epoca
vittoriana, usanza acquisita durante la colonizzazione tedesca della Namibia.
Gli Himba sono un sottogruppo degli Herero, che si erano rifugiati in Angola
durante la colonizzazione, non subendo i cambiamenti degli Herero.
Per la visita
ai villaggi contattiamo il centro culturale all’ingresso della città (Kaoko
Information Centre), dove ci viene assegnata una guida locale che ci
accompagnerà alla visita di un villaggio. Prima di partire compriamo al
supermercato degli alimenti da offrire al capo villaggio, soprattutto sacchi di
farina, olio e burro. Poi andiamo una trentina di km a sud della città presso
uno dei tanti agglomerati di capanne.
Attraverso la
traduzione della nostra guida cerchiamo di capire come vivono. I lavori più
pesanti vengono svolti dalle donne: mungono gli animali, si occupano dei
bambini, trasportano l’acqua e costruiscono le capanne. Gli uomini accompagnano
gli animali al pascolo.
Gli Himba
rifiutano di curarsi con la medicina moderna, usando esclusivamente rimedi
tradizionali composti da erbe e pozioni confezionate da loro. I bambini vengono
circoncisi prima della pubertà. Un uomo può avere più mogli, ma non viceversa.
Per lavarsi le donne fanno sudare il corpo avvicinandolo ad una fonte di
calore.
Dal punto di
vista religioso, anche se la Namibia è stata completamente cristianizzata , per
lo più da parte di chiese luterane, in molti villaggi Himba si pratica l’animismo.
È consuetudine infatti che la donna più anziana del villaggi si occupi di
tenere sempre acceso il fuoco sacro al centro del villaggio, perché in esso è
rappresentato lo spirito protettivo del bene.
Al ritorno
cerchiamo da dormire e troviamo una buona stanza all’Aameny rest Camp, proprio
in centro alla cittadina di Opuwo. È da qui che vediamo l’eclissi di Luna con
Marte vicino. Ceniamo, unici turisti, nell’unico ristorante della città.
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| Donne Himba con il loro bambino |
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| Le loro capanne "mobili" sono fatte con rami,fango e sterco |
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| Alcuni bambini del villaggio |
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| Per gli Himba sono molto importanti gli ornamenti del corpo |
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| Si riuniscono al centro e bevono birra, alcuni si ubriacano |
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| Viene data molta importanza ai capelli |
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| Hanno delle vere e proprie "parrucche" molto evidenti |
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| Il cibo cuoce su dei pentoloni al centro del villaggio |
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| Il corpo viene coperto con un impasto di grasso, ocra ed erbe. |
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| Le collane sono spesso fatte di corde, ossa e conchiglie |
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| Alle donne spetta la cura dei figli e i lavori più duri |
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| Giovane ragazza con già due figli, già a 13 anni possono avere il primo |
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| I villaggi Himba sono semplici, quasi passano inosservati |
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